Category Archives: Articoli

In viaggio per l’Angola

Angola!
In Italia, si sa poco dell’Angola, e, quel poco che si sa, spesso è sbagliato.
È in Africa, va bene, ma pochi sanno dove collocarla (è tutta sull’oceano Atlantico, sopra la Namibia), quanto grande sia (cinque volte l’Italia), quale lingua vi si parli (portoghese), quale sia la religione predominante (cattolica, con due Pontefici andati a visitarla) o l’ordinamento costituzionale (repubblica presidenziale, con le ultime elezioni tenutesi il 31 agosto 2012).
NEL DESERTO DI NAMIBELa ricordano solo per la guerra civile, le mine e l’aids, ma ignorano che la guerra civile è finita con la pace del 4 aprile 2002; che le mine non minacciano più città, villaggi e comunicazioni; che l’aids è sotto controllo.
Soprattutto, non conoscono il suo popolo, onesto (in tanti anni non mi è mai stato rubato uno spillo) e pronto ad aiutare: quante volte sono rimasto fermo per la strada, giorno e notte, e sono stato aiutato in cambio di un sorriso!
“A Luanda bisogna avere un paracadute”, aveva detto la mia fata buona, quando le parlai del mio primo viaggio in Angola, e il paracadute lo trovai all’aeroporto: aveva le sembianze di una sua amica, con la macchina e l’autista. Per districarmi nel traffico.
Era da poco scoppiata la pace e Luanda, passata all’improvviso da cinquecentomila a cinque milioni di abitanti, si dava da fare per sopravvivere alla nuova urbanizzazione. Cominciando dalle strade.  Raddoppiando o triplicando in sede quelle esistenti.
SULLA STRADA PER PRAIA EGITODa ogni parte, e da prima che facesse giorno, si vedeva solo un fiume immobile di fuoristrada, pronti a contendersi il centimetro, e, qua e là, il guizzare di pesciolini azzurri. La città aveva rinunciato a ogni forma di trasporto pubblico di massa e i pesciolini erano i pulmini azzurri dei candongueiro: a loro era affidata la mobilità della popolazione che non poteva permettersi una macchina propria.
“Gamék! Gamék!” sono state le prime parole “locali” che ho imparato.
Era il richiamo che l’aiutante dell’autista candongueiro, appeso fuori dal pulmino che faceva la candonga, il trasporto, urlava in continuazione per richiamare i possibili passeggeri. 
Oggi i taxi ci sono, ma allora esistevano solo i candongueiro e il trasporto avveniva da un quartiere all’altro e per me, ospite in un lodge a Futungo II, Gamék era il primo quartiere che s’incontrava in direzione del centro. Arrivati a Gamék, si cambiava fino all’aeroporto. Dall’aeroporto, un altro pulmino portava fino a Mutamba, in centro.
In alcune nazioni, si guida tenendo la destra; in altre la sinistra: in Angola, il candongueiro guida avanti. Ieri come oggi. Sa che, fra due punti, la linea retta è il cammino più breve, e la segue: sorpassa a destra e a sinistra, va contromano, entra nelle file di prepotenza, sfida l’impenetrabilità dei corpi e vince sempre.
Ancora oggi, il traffico nel centro di Luanda è congestionato, ma nessuno si alza più alle due del mattino per arrivare in ufficio alle otto. Le grandi direttrici sono state completate, ma mancano le strade trasversali e bisogna percorrere chilometri, da una rotonda all’altra, per invertire il senso di marcia.
In un paio d’ore e con tanta pazienza, raggiungo la periferia, e la città cede alla natura.
CAMMINANDO VERSO LA SERRA DA LEBAConosco bene i villaggi e le città che mi scorrono ai lati, ma il primo viaggio a Huambo, anni fa, lungo seicento chilometri, l’ho fatto in solitario e avendo come guida solo i nomi delle località che avrei attraversato, annotati su un foglietto d’agendina. Lo conservo ancora.
Perché qui esiste il GPS, ma non si trovano le carte stradali.
Ora ci sono anche i distributori di benzina, lungo la strada: pochi, ma tranquillizzanti.
Fino a quattro anni fa, non ne trovavi uno, fra Alto Dondo e Huambo: un salto di quattrocento chilometri e, gli ultimi, da fare con l’occhio fisso sul pallino giallo della riserva. Sempre, tranne una volta: arrivai sereno fin dentro il cortile dell’Ospedale Regionale di Huambo e la macchina si fermò senza benzina. Ne avevo noleggiata una tanto piccola ed economica che non aveva l’indicatore della riserva.
La benzina oggi si trova, ma, quando arrivi a destinazione, il collo continua a fare male, come la prima volta, perché non puoi mai staccare gli occhi dal fondo della strada o distrarti un momento.
Tutte le capitali provinciali sono collegate, fra loro e con Luanda, da strade asfaltate, ma le distanze si misurano in centinaia o migliaia di chilometri.
Su questa rete immensa, lungo le vecchie strade tracciate dai portoghesi, prima è stato steso uno straterello d’asfalto, poi sono stati ricostruiti i ponti. Molti sacrifici, ma, per un anno o poco più, si è viaggiato ragionevolmente bene. Poi sono cominciati i problemi di manutenzione.
Perché l’asfalto è sottile e basta poco perché si formi un piccolo buco; poi arriva la pioggia, a scavare la terra sotto l’asfalto; alla fine passa un camion, crolla l’asfalto e si apre la voragine.
Di recente ho ripetuto il percorso Huambo Luanda e, per duecentocinquanta chilometri, la strada non esiste più: sono rimasti solo i ponti in cemento armato. Era un giorno di festa e le macchine erano il passatempo per gli abitanti dei villaggi: si mettevano vicino alle buche più profonde per vederle passare. O soccombere nei crateri.
Sono passato da una buca a un’altra, entrato dentro piano e uscito fuori quasi fermo. In tempo per evitare bolle di asfalto alte come colline, create dal peso dei camion sulla terra molle delle buche.
in-viaggio-02I problemi, comunque, sono sempre esistiti, perché il cartello di lavori in corso da queste parti non usa e la manutenzione delle strade si fa a tratte e in tre tempi: prima si aspetta di avere buche in numero sufficiente; poi si regolarizzano tutte insieme, tagliando l’asfalto in forme regolari; poi si riempiono.
La conseguenza è il test dell’alce in versione angolana e, quando viaggi a 120 l’ora e vedi l’asfalto mancare all’improvviso, freni, sterzi e superi, se non trovi un altro vuoto a un metro, ma, quando la strada è tagliata per tutta la larghezza, ci vai dentro, ti attacchi al volante e aspetti cinque secondi per sapere quante ruote ti sono rimaste.
Una si cambia, ma due ruote squarciate vogliono dire ore di viaggio sul cerchione. Fino al primo venditore di gomme usate e, poi, fino al gommista, per farla montare sul cerchione. Perché, una volta usciti dalle capitali provinciali, i due mestieri sono separati e l’orario di apertura va dall’alba al tramonto, con chiusura il sabato, se il proprietario è evangelico; la domenica, se cattolico.
“È colpa tua”, diranno le ben note persone prudenti: “Basta andare piano”. Vero, ma rispettando il limite di 80 km l’ora, non hai il tempo per arrivare a destinazione prima del buio, il grande buio. In Africa, alle 17.45, la luce si abbassa; alle 18, si vede solo quella dei fari dei camion che ti vengono contro.
A quell’ora, il privato che possieda una macchina o un piccolo camion, è già a casa, e circolano solo i bisonti: quelli che portano i container su e giù per il paese, dai porti di Luanda e di Lobito, e i semi articolati, carichi di cemento e tondino di ferro. Anche le loro mezze luci ti attraggono come una falena e non sai mai quanto spazio rimanga fra il loro parafango, più alto della tua testa, e il bordo della strada. Rallenti, quasi ti fermi, riparti, acceleri e, magari, ti trovi davanti a una moto che ti viene incontro con il faro spento o a un camion che viaggia nella tua stessa direzione, senza luci, o solo con un faro anteriore che funziona a metà e tu non vedi.
Sono tanto invisibili che neppure la polizia stradale li vede.
Al contrario, vede benissimo te, e ti ferma, per spiegarti che in Angola non puoi abbattere lo schienale dei sedili posteriori per far posto a una valigia grande: stai cambiando l’uso per il quale il veicolo è stato omologato. Un problema, quando la macchina ha un bagagliaio buono solo per la spesa al supermercato di un single, ma una soluzione si trova sempre: basta mettere la valigia di piatto sui sedili posteriori e tutti sono contenti.
Quando guidi di notte, il vero motivo d’ansia non sono i veicoli, ma i viandanti: in mezzo al nulla, nella notte nera, appaiono all’improvviso sul margine della strada e scompaiono un attimo dopo che li hai visti. Non so se sia San Cristoforo a proteggerli, ma, di certo, devono avere qualche protezione in alto loco.
Di sicuro ha protetto me, quando, alle otto di sera, ho abbassato gli abbaglianti per incrociare una macchina e, all’ultimo momento, ho visto un camion messo di traverso sulla strada, la cabina in un fosso e il cassone sospeso nell’aria. Fermo, senza luci, senza triangolo, senza catarifrangenti: una montagna.
Un attimo, e il fermo della ribalta del cassone centra il montante destro del parabrezza, il vetro esplode, il tetto si arcua, il parafango destro si accartoccia, la portiera rientra mentre si alza una nuvola di cavoli e pomodori: il carico del camion. Un pomodoro, ancora verde, rotola sul mio sedile. Torna il silenzio della notte africana.
Cento giorni di fermo macchina per riparazioni.
Riparto un martedì, con tutta la prudenza e i buoni propositi del caso, e il mercoledì, alle quattro del pomeriggio, in piena luce, uno schianto e lo specchietto retrovisore sinistro vola nell’aria.
Una Toyota Hilux ha deciso di sorpassarmi a 140 km l’ora sulla sinistra, due ruote sull’asfalto, due sull’erba, io già sulla carreggiata opposta per evitare l’ennesimo cratere. Poi l’autista si accorge di un sasso sulla sua traiettoria, inchioda e con la ruota anteriore destra bloccata disegna la mia fiancata sinistra.
Sono cose che succedono, ma gli incidenti si provocano anche, magari usando le pietre al posto del triangolo e, grigie sull’asfalto grigio, invisibili all’imbrunire; le corsie segnalate con tubi di ferro cementati al suolo; i coni della polizia riempiti di pietre.
Viaggiare in macchina, in Angola, è ancora un’impresa, e mi ostino a portarla a termine da solo, contro il parere di tutti.
Ricompensa la libertà, mentre la strada scorre fra montagne, fiumi, savana e baobab, che qui chiamano ‘mbondeiro.
Com’è verde la mia Angola!

Angola onlus, un sorriso per l’Africa

Mediamix, la rivista di marketing odontoiatrico intervista Luigi Omiccioli

Dr. Omiccioli, la Fondazione "Angola-onlus" da lei presieduta si prefigge di contribuire nel concreto alla diffusione dell'assistenza odontoiatrica nel disastrato paese africano. Nel raccontarci come è nata la Fondazione, ci descriva nel dettaglio come opera e quali progetti porta avanti.
Intervista-drIl big-bang della Fondazione Angola ONLUS è stato innescato da un dente del giudizio: quello di una giovane angolana in cura presso il mio studio di Harley Street. Il padre volò da Luanda a Londra per assistere all’intervento e la sua risposta, quando gli chiesi se a Luanda non si estraessero i denti del giudizio ritenuti, mi folgorò: “No”. Una ricerca su internet mi svelò una verità impensabile: nel 2003 esercitavano in Angola solo due dentisti formati secondo i canoni occidentali. Due dentisti per una popolazione di sedici milioni di abitanti, su un territorio grande cinque volte l’Italia. Un dato semplicemente sconvolgente! E così dal 2006 mi sono schierato a favore della salute odontoiatrica in quel paese, e della sua salute in generale, perché in Angola si muore ancora oggi per ascessi dentali non curati, che evolvono in ferite mostruose e conducono alla morte per setticemia. Nel 2007 è stata ufficializzata la nascita della Fondazione Angola ONLUS in Italia e nel 2008 in Angola. Da allora, ho percorso in macchina tutto il paese, conoscendo gente meravigliosa, insegnando, lavorando, costruendo. Il 21 settembre 2012 è stata inaugurata a Huambo, nel centenario della fondazione della città, la Clinica Estomatologica Italiana (vedi foto) e l’ambasciatore italiano, Giuseppe Mistretta, è venuto da Luanda per consegnarci la nostra bandiera. La Clinica dispone di quattro sale operatorie, delle attrezzature di contorno e di dieci piccoli appartamenti per i medici italiani che vi opereranno. Abbiamo anche in costruzione un deposito per i medicinali, condizione necessaria per legge per importarli, e per il domani… buona volontà e provvidenza!

Leggi tutto: Intervista dr. Luigi Omiccioli

Al mio Angelo Custode

al mio angelo custode 01Questa è una lettera di ringraziamento indirizzata a un paziente, attento, fantastico angelo custode: il mio.
Mi conosce dalla nascita, naturalmente, e l’ho messo alla prova in tante parti del mondo, ma non si aspettava proprio l’avventura nella quale siamo rimasti coinvolti a Luanda il 13 febbraio del 2013. 13.2.13, per i numerologi.
Ancora lo vedo sbuffare, e farsi vento con qualche colpo d’ala, ai piedi del mio letto in sala rianimazione alla Clinica Sagrada Esperança.
Perché penso che gli angeli custodi finiscano per assomigliare, dopo tanti anni, ai loro protetti e, quando questi raggiungano l’età della pensione, si aspettino una vita tranquilla. Tutto bene proteggerli da un colpo della strega durante una partita a bocce, ma deviare pallottole calibro 9, tenere fermo il vetro di una portiera perché non ceda al calcio di una pistola e bloccarmi contro il sedile perché non ho la cintura di sicurezza e gli airbag si stanno aprendo per uno scontro frontale… beh: è proprio un’esagerazione.
Giudicate voi.
Alle tre del pomeriggio, nel pieno centro di Luanda, sotto un sole sfavillante a oltre 30°, davanti alla sede della banca BPC, faccia all’oceano e alla nuova, bellissima passeggiata a mare, entro in macchina.
Ho fretta: di lì a un’ora e mezza devo essere in aeroporto per prendere il volo per Amsterdam e Roma, ma ho ancora tante cose da fare. Anche ritirare il bagaglio dall’altra parte della città.
Entro in macchina e deposito la borsa, con i soldi prelevati dalla banca, ai piedi del sedile del passeggero, in un sussulto di prudenza: la cintura e la sicura alle porte le metterò nei prossimi metri, per guadagnare tempo.
Sono nella strada 4 de Fevereiro e devo girare a destra nella Rua Direita, a un isolato di distanza: venti, trenta metri il massimo.
Controllo il traffico per evitare qualche kamikaze in moto, ma sono tranquillo. Dopo sei anni in Angola, a lavorare, spingere e promuovere la mia Fondazione Angola ONLUS (www.angolaonlus.org), la prima e unica a occuparsi delle malattie dei denti in questo paese, malattie per le quali qui ancora si muore, mi sento angolano nello spirito, oltre che nei documenti che mi qualificano residente.
Entro in Rua Direita e una moto mi fiancheggia sulla destra, con due persone a bordo, senza casco. È contro il codice della strada, ma tranquillizzante: fossero delinquenti, l’avrebbero messo.
All’improvviso, la stessa moto ha un solo passeggero a bordo e mi taglia la strada da sinistra.
Freno imprecando “Ma che … sta facendo questo qui?” e la portiera lato passeggero si spalanca: una mano, un braccio, una spalla coperta da una camicia azzurra si tuffano sulla borsa, afferrando uno dei manici.
Lascio il volante e mi tuffo anch’io, di traverso sul sedile, per afferrare l’altro manico. La destra del ladro abbandona la borsa, ma, un attimo dopo, già impugna una pistola e la sinistra fa scorrere il carrello per mettere il proiettile in canna.
A sportello aperto, io sdraiato sul sedile, lui in piedi a fianco della macchina, il braccio proteso all’interno, la canna della pistola è a cinquanta centimetri dal mio petto.
Premo sul pedale dell’acceleratore e comincio a rialzarmi mentre la macchina scatta in avanti. Sento un flop: l’arma ha il silenziatore. La portiera controvento si chiude e la blocco con la sicura.
Passo la mano sul fianco destro e la ritiro sporca di sangue: il mio. Non ho sentito dolore e per un istante mi sono illuso di essere stato mancato: un’illusione. Il sangue è sulle dita. Non si riesce a mancare il petto di qualcuno fermo a cinquanta centimetri quando si spara al cuore.
Giro di nuovo a destra verso il lungomare e la salvezza. Davanti a una pistola, non si discute: si scappa.
Se si può.
Il traffico si richiude intorno alla mia macchina e la blocca: sono a venti metri dalla banca e a cento dal lungomare.
Un colpo fortissimo al finestrino lato passeggero mi fa girare verso quella portiera: il ladro di prima mi ha raggiunto e sta tentando di romperlo con il calcio della pistola.
Il vetro resiste e il rapinatore spara due volte contro la macchina e la serratura della portiera: non cedono.
Suono il clacson all’impazzata e mi creo spazio andando a battere contro le macchine che mi circondano: in avanti, tampono la macchina che mi precede; in retromarcia, colpisco quella dietro di me. Ripeto la manovra più volte: me l’hanno insegnata in Brasile.
Le macchine che mi precedono liberano la strada e le prime della colonna superano il semaforo rosso, aprendomi una via di fuga.
Imbocco il viale a mare, verso l’Ilha de Luanda e un ospedale: percorro due, tre chilometri, svengo e vado a sbattere contro un palo dell’illuminazione
Rinvengo con gli airbag aperti e schegge di vetro dappertutto: il palo si è abbattuto sulla macchina e l’ha distrutta.
Sono vivo.
Il resto, ambulanza, lastre, rianimazione, degenza è routine e sento il mio angelo custode tirare profondi sospiri di sollievo.
Con tutti i chili che io peso e le sue ali, ingombranti dentro l’abitacolo, ha dovuto fare una fatica pazzesca per tirarmi su dal sedile del passeggero e far sì che il proiettile, indirizzato al cuore, passasse fra braccio e avambraccio, nella piega del gomito, entrasse nel torace a lato della mammella destra e scendesse angolato verso la schiena, fermandosi dall’altra parte, sul fianco sinistro, sopra il diaframma. Senza colpire aorta, vena cava, fegato, colonna vertebrale, intestino e tutto il resto che abbiamo da quelle parti. Non una traiettoria, ma uno slalom da discesa libera.
“È stato un miracolo” lo dicono tutti, quando lo racconto, ma un conto è assistere a un miracolo, un conto viverlo da protagonista.
So chi ringraziare e, per deferenza, gli parlo solo in latino: “Ilumina, custodi, rege et guberna”.

Luigi Omiccioli

HH

H H

La prima H è per la Provincia di Huambo, la seconda per la Provincia di Huíla: indicano le provincie dell’Angola nelle quali opera la nostra Fondazione.
Siamo nati nel 2008 da un sogno che è diventato un progetto concreto: aiutare a crescere nell’area dell’odontoiatria la nazione al mondo con il più basso rapporto dentista/pazienti: 1 ogni 1.000.000. In lettere un dentista ogni milione di abitanti.
Un rapporto per il quale, in Angola, di denti si muore. Come si moriva in Italia cento o duecento anni fa.
I numeri (16.000.000 di abitanti, 1.200.000 chilometri quadrati di superficie, almeno dodici ore di viaggio in aereo per arrivare dall’Italia, 1.200 chilometri di strada non strada per portare qualche cassa di anestetico ed aghi là dove non esiste neppure uno specchietto per odontoiatria), le difficoltà di farsi accettare dalle istituzioni angolane, le risorse limitate (la Fondazione vive solo con il contributo del fondatore, della sua famiglia e dei suoi amici) non ci hanno scoraggiato e quest’anno siamo riusciti a raddoppiare i nostri progetti.
Al primo progetto (Ospedale Centrale di Huambo) abbiamo aggiunto il secondo: Ospedale Centrale di Lubango, provincia di Huíla.
Sempre seguendo i nostri principi: la Fondazione Angola ONLUS fa la donazione, ma il donatario deve mettere a disposizione un’area attrezzata per riceverla; il container con la donazione parte dall’Italia solo quando sono stati completati i lavori in loco.
Questa impostazione ha ritardato la partenza delle donazioni dall’Italia, ma le ha salvate da mesi di attesa e distruzione all’interno di container arroventati.
Attualmente la Direzione della Salute della Provincia di Huambo ha deciso di mutare la destinazione della nostra donazione dall’Ospedale Centrale ad una nuova sede collegata alla Facoltà di Medicina, mentre l’Ospedale Centrale di Lubango ha iniziato i lavori per adattare un’ala al nostro progetto, realizzato dallo Studio Ratti della Spezia.
Quando alziamo gli occhi e vediamo un aereo, ci sembra immobile; quando siamo dentro un aereo, la terra scorre rapida sotto di noi: salite a bordo del nostro aereo e venite a vedere quanto lavoro abbiamo fatto in questi anni grazie al vostro aiuto.
Soprattutto non fatecelo mancare adesso e nel futuro.
L’Angola ha bisogno del nostro aiuto; la nostra coscienza ha bisogno dell’Angola.

In movimento

IN MOVIMENTO

ROMA                                                             

Se Roma è il centro del mondo, Piazza di Spagna può giustamente essere considerata il centro di Roma e, certo, il suo salotto buono.
Per una serie di occorrenze, fortuite, ma fortunate, ho potuto spostare il mio studio di Roma in via Sistina, quella che permette di scendere dall’alto la Scalinata di Piazza di Spagna.
L’ingresso è all’angolo, in via Crispi 58, ma le finestre la dominano ed inquadrano fino al Vittoriano, l’Altare della Patria.
Immutati sono rimasti il dentista, io, e il numero di telefono: 06 8424 0602.
Sono tornato con piacere vicino alla scuola che ho frequentato fino alla V ginnasio, ma penso che la scelta sia benvista anche dai miei pazienti: con il parcheggio di via Ludovisi alle spalle, la fermata della metropolitana di Piazza di Spagna da un lato e le linee urbane di piazza Barberini dall’altro, lo studio può essere raggiunto con facilità ed essere lo spunto per una piacevole passeggiata in centro.
Quanto alla mia attività, la continuo con lo slancio e l’approfondimento di sempre. Chi frequenta i miei studi sa che la mia assenza non vuol dire abbandono e che lì, o lì presso, sempre trova un collega esperto che possa prendersi cura di un’emergenza.
D’altra parte, le emergenze, in quanto tali, non sono prevedibili ed è impossibile impostare una vita professionale solo sul rispondere ad esse: lo avessi fatto, mi sarebbe stato impossibile continuare ad aggiornarmi e praticherei oggi l’odontoiatria di quarant’anni fa.
Le emergenze si combattono con la prevenzione e chi segue i nostri piani di prevenzione, quelli organizzati nel programma New Deal, sa che non soffrirà più di carie, o, se dovesse fallire la prevenzione, avrà cure gratuite.
I miei pazienti sanno di poter contare su di me ed i miei collaboratori.
Denti a parte, aspetto tutti per prendere un caffè nel nuovo studio.
Il nuovo indirizzo dello studio di Roma è:
Via Francesco Crispi 58
00158 – Roma
06 8424 0602

 

HUAMBO

Gli m’bondeiro si sono coperti di foglie.
Più avanti daranno anche frutti.
In Italia li conosciamo con il nome di baobab e nella stagione secca sono orribili: scheletri senza grazia, da un tronco enorme e  sproporzionato innalzano al cielo rami sottili.
Andando con la mia piccola Suzuki a noleggio da Luanda a Huambo, 1000 di cilindrata, 140 di velocità massima, cicalino di avvertimento appena supero i 120, li incontro ai lati della strada e mi sembrano ben rappresentare la storia della Fondazione Angola.
A gennaio saranno tre anni da quando sono sbarcato per la prima volta a Luanda, in piena ricostruzione da dopoguerra, a piantare l’alberello della Fondazione: per mesi si è visto salire solo il tronco, che stava mettendo le radici.
“Ma cosa vuole questo Portuga?” sembravano chiedersi tutti, gentili, ma increduli, indifferenti al fatto che fossi italiano e non portoghese. Altrove mi avrebbero chiamato yankee.
Con molta pazienza ho percorso uffici, ministeri, ambasciate, ospedali, giornali alla ricerca di una traccia per portare avanti il mio progetto: non esiste un manuale del cooperante e tutti coloro ai quali ti rivolgi paiono animati da un profondo senso di indipendenza, perché ciascuno fornisce informazioni in modo che sembrino sempre contraddittorie. O, meglio, ti offrono le tessere di un puzzle che potrai utilizzare solo quando avrai trovato tutti i pezzi.
Passo passo sono arrivato ad un congresso di tecnici di area medica a Huambo, per conoscere e farmi conoscere, e una mattina all’improvviso, l’albero della Fondazione si è coperto di foglie.
A maggio ho avuto l’incontro con le autoritàLe donazioni a favore della Fondazione Angola ONLUS possono essere effettuate presso la Banca CARIGE sul c/c n. 66.000/80 IBAN IT67 Y061 7501 4000 0000 6600 080 e presso il Banco Posta sul c/c n. 1495.0000 IBAN IT95 P076 0103 2000 0001 4950 000.In sede di dichiarazione IRPEF, è consentito  detrarre dall’imponibile quanto donato all’Angola ONLUS, fino al 10% del proprio reddito.
A seconda di questo, il vantaggio fiscale può arrivare al 43%, riducendo l’esborso effettivo a 57 euro ogni 100 donati.
Per usufruire dell’agevolazione fiscale, occorre documentare il versamento effettuato a favore della Fondazione Angola ONLUS.
A questo fine si raccomanda di conservare la copia del bonifico sul suo conto corrente bancario o la ricevuta del deposito sul suo conto corrente postale, i due mezzi più pratici per provare l’avvenuta donazione.

Luigi Omiccioli

 

Bevindo

BENVINDO

“Kota, vecchio, mi è successo un guaio”.
È così che inizia la storia di Benvindo. Sono in macchina con Manuel, suo zio, quando arriva la richiesta di aiuto.
La famiglia, in Angola, è la struttura base della società, ma i rapporti e le aspettative che si intrecciano al suo interno vanno al di là di quelli propri di una famiglia italiana.
Prima di essere un centro di affetti è una società di mutuo soccorso.
Ci si potrebbero aspettare legami tenui fra fratelli e sorelle che spesso sono figli di padri, o madri, diversi, e addirittura inesistenti a livello di zii, cugini, nipoti di quella prima generazione: invece, il riferimento ad un avo comune tiene unito il clan e ciascuno dei suoi membri, reciprocamente, si aspetta da tutti gli altri vitto, alloggio, soccorso, appoggio, anche, e soprattutto, se vivono a migliaia di chilometri di distanza.
Benvindo è originario della provincia di Uige, nel nord del paese, al confine con il Congo, dove ancora vive la madre, ma abita e lavora a Huambo, nel centro dell’Angola, dove cinque o sei anni fa si è trasferito Manuel, suo zio.
Il guaio di Benvindo è che ha perso due denti: gli incisivi centrali superiori. Non proprio i suoi, ma quelli della sua protesi mobile. Si erano già staccati una volta, e lui li aveva riattaccati con un po’ di collante. Per prudenza, toglieva sempre la protesi prima di mangiare, e così aveva fatto la sera prima, ma l’aveva dimenticata sul tavolo. Il mattino dopo non l’aveva trovata più, o, meglio, aveva trovato solo la protesi con la resina rosa, ma non i due denti che reggeva.
Benvindo non è uno sprovveduto, ma un commerciante di successo: rifugiato in Congo durante la guerra civile, è vissuto in Francia per quattro anni, la macchina l’ha comprata nel Dubai ed i mobili che rivende li acquista in Sudafrica, ma anche la Namibia ed il Brasile non hanno segreti per lui.
Eppure è a terra: ha perso i suoi denti davanti e non si dà pace. Cosa diranno i suoi clienti? Soprattutto: cosa penseranno?
Di qui la richiesta di aiuto allo zio, che lavora nell’Ospedale Centrale.
Manuel mi riassume la storia e mi chiede se posso vedere il nipote. Vederlo sì, ma al massimo posso dare un parere: sono a mani nude.
Andiamo al negozio di Benvindo.
Ci sediamo in un angolo appartato e il nuovo paziente mi racconta tutto da capo, cominciando da quando la madre aveva pagato per lui la protesi, 22 anni prima, in occasione del suo matrimonio, e per finire come ora fosse lui a provvedere alla madre, come lei aveva aiutato lui allora.
“Ho capito e visto tutto: basta riattaccare bene altri due denti. Un’impronta e qualche ora di lavoro”.
“Sì, ma dove?”.
Mi rivolgo a Manuel: “In ospedale non fanno questo tipo di lavoro?”.
“No”.
“Allora devi trovare un dentista privato”.
“Va bene: andrò a Windhoek”.
“Come ci vai?”
“In aereo fino alla provincia di Cunene, al confine con la Namibia, poi una giornata di pullman fino a Windhoek, la capitale”.
“Ma perché non li fai aggiustare a Huambo?”.
“Perché qui non c’è nessuno che lo faccia”.
Manuel conferma, grave.
Non ho potuto aiutare sul posto Benvindo, ma ho ridotto un po’ il suo viaggio. Ho chiamato un dentista amico a Luanda e questi si è impegnato a fare la riparazione. Di lì a due giorni.
Perché il giorno dopo lo avremmo passato in macchina.
Ho portato Benvindo a Luanda, 600 chilometri, e non proprio di autostrada, e l’ho lasciato a casa di un suo fratello, dove, accompagnato da regali e valigie, si sarebbe fermato per una settimana.
Tutto questo a Huambo. Ma dov’è, cos’è Huambo?
Huambo è la capitale della provincia omonima: con il nome di Nuova Lisbona avrebbe dovuto diventare la capitale dell’Angola al tempo dell’unione con il Portogallo. Ha un milione di abitanti e un aeroporto, ma non ha un tecnico di odontoiatria per attaccare due denti ad una protesi.
Il più vicino, fra andata e ritorno, è a 1200 chilometri di distanza, un viaggio come Roma Milano Roma, ma senza l’Autostrada del Sole.
Se questa è la situazione per le protesi, lascio immaginare il resto, ovvero il reparto di odontoiatria: una poltrona per lavorare e due stanze per il personale amministrativo.
Su questa città abbiamo deciso di concentrare gli sforzi della Fondazione Angola ONLUS.
La Fondazione fornirà all’Ospedale Centrale quattro unità di odontoiatria complete, dalla lampade, ai radiologici, agli sgabelli per gli operatori.
L’area all’interno dell’Ospedale è già stata individuata e “presto” inizieranno i lavori per adattarla all’arrivo dei macchinari donati dalla Fondazione. Il “presto”, come in Italia, è sempre relativo, ma nel protocollo d’accordo è stabilito chiaramente che le nostre attrezzature lasceranno l’Italia solo dopo che saranno terminate le installazioni per riceverli.
“Le mettiamo in magazzino?” “No, grazie. Devono essere utilizzate appena arrivano!”
Finalmente, in Angola siamo sulla strada giusta, dopo due anni di fatica, ma non ci accontentiamo. Abbiamo spostato in avanti il nostro traguardo: c’è la prevenzione da fare nelle scuole primarie, c’è la Facoltà universitaria di Odontoiatria da organizzare, c’è…
Soprattutto, mi auguro ci siano sempre gli amici che ci hanno sostenuto finora, e molti altri ancora.

Luigi Omiccioli

I Seminario

PRIMO SEMINARIO

NAZIONALE

 

A gennaio si è tenuto a Luanda il Primo Seminario Nazionale dei Tecnici di Odontoiatria e di Diagnostica. Grazie al sostegno della Fondazione Angola ONLUS.
Mi è caro sottolineare le parole primo, seminario, nazionale.
Primo. Vuol dire che la nostra Fondazione ha contribuito a realizzare qualcosa che prima non era mai esistito. Abbiamo partecipato ad un inizio, e vogliamo che altri seguano nel futuro.
Seminario. La parola riconosce la radice seme. Il seme dà frutto nella terra fertile ed il frutto dà altri semi, in un processo che continua all’infinito, perché tutti imparano dagli altri.
Nazionale. L’Angola è una nazione, si sente una nazione e ha partecipato al seminario con tutte le sue province, da Cabinda a Namibia, da Benguela a Bie. La guerra è finita davvero ed il paese, di nuovo unito, finalmente, può dedicarsi alla costruzione della pace.
È stato emozionante partecipare all’evento: quando ho parlato e quando ho ascoltato.
Ho visto, ho sentito, la voglia di capire e di imparare, per sé e per gli altri: quelli che non erano potuti venire ed aspettavano a casa il racconto, gli appunti, i commenti dei presenti.
Perché questa è la realtà del paese: un paese enorme, anche ricco, ma solo con un abbozzo di classe media.
Il territorio è grande cinque volte l’Italia, ma la popolazione è pari a un quarto, con mezzi di comunicazione gracili e cari. Le strade sono letteralmente un nastro di asfalto a due carreggiate, fino a quando dura l’asfalto e non cominciano le pietre o il fango; la ferrovia la stanno ricostruendo; i collegamenti aerei minori sono affidati alle aviosuperfici e agli aerotaxi. Per questo è difficile muoversi, ed ogni gruppo, quando può, manda un suo rappresentante ai singoli eventi, perché impari e insegni quello che ha appreso una volta tornato nella sua comunità.
La classe media ancora non esiste ed i professionisti, che altrove l’esprimono, qui non hanno i mezzi, culturali ed economici, per studiare, applicare quanto sanno, migliorare la propria condizione e fare da volano allo sviluppo di tutta la società.
Per questo l’intervento dello stato è capillare ed indispensabile: nelle province, ad esempio, la sanità si fermerebbe senza i medici cubani, russi, ucraini, vietnamiti, contrattati e pagati dal governo.
Oltre lo stato, esistono solo le associazioni di volontariato. Importanti per l’aiuto immediato che forniscono, ma soprattutto perché collegano il paese con il resto del mondo, portano idee nuove, testimoniano con la loro presenza.
Anche la Fondazione Angola ONLUS partecipa a questo processo e ancor più farà quando si sarà concluso l’iter per il suo riconoscimento a livello di ministeri e potrà aprire la sua filiale.
Al prossimo viaggio e al prossimo numero.

Luigi Omiccioli

Quando nevica a Luanda

Quando nevica a Luanda

Natale e neve: accoppiata vincente. Niente di meglio per il numero di fine anno della nostra News Letter.
Per chi si stia preparando a passare le vacanze sulla neve, è ora di controllare sci e scarponi, ma, per chi pensi di viverle in Angola, può fare a meno di mettere in valigia i tappetini da neve per la macchina. Li vendono gli ambulanti, a buon prezzo, in tutte le principali strade di Luanda.
In Angola, da che mondo è mondo, non ha mai nevicato, ma non si sa mai.
Anch’io non avevo mai immaginato di avere una cattedra in Angola, eppure giovedì 30 ottobre ho tenuto la mia prima lezione, e il 31 la seconda.
Al Corso di Formazione dei Tecnici di Stomatologia.
Tutti i miei benevoli lettori e chi ha visitato www.angolaonlus.org conoscono la situazione dell’odontoiatria in Angola e lo sforzo della nostra Fondazione Angola ONLUS. È ora di conoscere i primi risultati.
In attesa di poter completare la procedura burocratica per potere aprire una filiale della Fondazione in Angola, come richiesto dalla legge locale, abbiamo istituito il Premio di Pittura Mirella Antognoli Argelà, che ci ha aiutato a farci conoscere nella capitale. È in corso l’esame delle opere per il conferimento del premio 2008, ma è già stato stabilito che la premiazione della III edizione avverrà nell’ottobre 2009, in occasione della settimana italiana nel mondo, patrocinata dall’Ambasciata italiana di Luanda.
La procedura per il riconoscimento ufficiale della Fondazione in Angola è a tre quarti del cammino: il nostro statuto è stato pubblicato sul Diario da República il 24 aprile 2008 e ora, tenutesi le elezioni e nominato il nuovo Governo (ottobre 2008), abbiamo presentato domanda di collaborazione con i Ministeri della Salute e dell’Educazione.
La nostra offerta di collaborazione con l’Ordine dei Medici dell’Angola, per offrire un corso integrativo di odontoiatria, al momento non è stata accolta. Eppure la parte odontoiatria manca completamente nel loro piano di studi. Vedremo in futuro.
Al contrario, l’ANTEA (Associação Nacional dos Técnicos de Estomatologia de Angola) l’ha accolta a braccia aperte.
I Tecnici di Stomatologia, con il loro corso breve di tre anni, si rendono perfettamente conto di avere lacune da colmare e hanno fame di conoscenza.
È ammirevole che molti di loro sacrifichino tempo in orario di lavoro (dalle 13 alle 19) per assistere alle lezioni mie e di altri professori. Per tutti abbiamo organizzato il 23, 24 e 25 gennaio 2009, a Luanda, il I Seminario Nazionale dei Tecnici di Stomatologia.
Ultimi, ma non ultimi, i bambini. Per loro, grazie al contributo dedicato di un gruppo di amici, abbiamo stampato un depliant sui fondamenti dell’igiene e dell’igiene orale in particolare, illustrato dai vividi disegni donati dalla pittrice Daniela Nardelli.
Il tutto tentando di ridurre, in Italia, ad una sola settimana il tempo necessario fra una vostra richiesta di visita ed il primo appuntamento disponibile. Perché non dimentico certo i pazienti ed amici che hanno reso possibile, direttamente o indirettamente, la mia attività in Angola.
A tutti
Felice Natale e un Anno Nuovo Pieno di Successi.

Luigi Omiccioli

 

 

 

P.S.   Anche in Angola si prepara l’albero di Natale. In Italia, chi avrà lasciato una donazione sotto l’albero della Fondazione Angola ONLUS riceverà sotto il proprio, in dono dal Ministero delle Finanze, un rimborso fino al 40%. A questo fine si raccomanda di conservare la copia del bonifico sul conto corrente o del deposito sul conto corrente postale, i due mezzi più pratici per provare l’avvenuta donazione.

I numeri dei nostri conti correnti sono i seguenti:

Banca Carige 66.000 / 80
(Codice IBAN IT67Y0617501400000006600080)

Banco Posta  1495.0000,
(codice IT95P0760103200000014950000).

Grazie anticipate.

Angola: a che punto siamo

Angola:

a che punto siamo?

Avanti.
Non abbiamo ancora terminato la parte burocratica, quella che deve concludersi con la costituzione della filiale a Luanda, ma il 24 aprile 2008 lo statuto della Fondazione è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Angola (N. 75 Serie III).
È un grande passo avanti, perché questo era un atto indispensabile per poter proseguire da indipendenti la nostra attività in loco.
Al momento in cui andiamo in stampa, l’Angola vive però un momento di attesa perché il 5 e 6 settembre sono previste le elezioni, le prime dal 1992, e i responsabili degli uffici, in altre faccende affaccendati, tendono a non prendere decisioni.
Comunque il mio prossimo viaggio è già stato programmato (parto il 22 ottobre, in coincidenza con la celebrazione a Luanda della settimana italiana nel mondo) ed il biglietto aereo acquistato.
Nel frattempo continua la collaborazione con l’Ospedale della Divina Provvidenza (abbiamo consegnato loro, in maggio, due riuniti odontoiatrici) e la ricerca di nuovi sponsor.
Il Sig. Angelo Crivellaro, agente della ditta AZ per le zone di Lucca, Massa, La Spezia e Genova, ha fornito alla Fondazione due casse di dentifrici e il Sig. Humberto Cassessa Rosa Xavier, responsabile logistico ce li mostra dal nostro sito (www.angolaonlus.org) e dalle pagine della precedente newsletter.
Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto con le loro donazioni in questo primo anno di vita (il compleanno è stato il 18 giugno 2008) e quanti hanno indicato, nella loro dichiarazione dei redditi, la nostra Fondazione come destinataria della quota del 5 per mille.
Ricordiamo, a questo proposito, che bastava e basta, per gli anni a venire, scrivere nello spazio predisposto il nostro Codice Fiscale/Partita IVA 095 5373 1002: il tutto senza alcun onere aggiuntivo per il contribuente.
I collaboratori della Fondazione sono molto attivi (grazie!) ed abbiamo in corso diverse iniziative, che possono essere seguite attraverso il nostro sito, ma ogni idea, suggerimento, apporto sono più che benvenuti.
E per Natale (quest’anno arriva il 25 dicembre ed i regali è meglio farli per tempo, anche a se stessi) perché non pensate ad una litografia della Pittrice Daniela Nardelli?
È molto bella, il costo ragionevole, lo scopo giusto.
Al prossimo incontro!

Luigi Omiccioli

 Perché l’Angola sorrida

Questo dente mi fa morire

omiccioli_foto_01-150x150Da noi è un modo di dire. In Angola è una realtà da prendere alla lettera.
Morire a causa di un dente sembra impossibile nel terzo millennio, ma basta un ascesso, se manca l'acqua, la luce, l'antibiotico e il dentista.
Non in mezzo alla foresta, ma in una capitale di provincia di 130.000 abitanti. L'Angola è il punto zero dell'odontoiatria al mondo: 1.200.000 chilometri quadrati, quindici milioni di abitanti, quindici dentisti.
Non un dentista ogni milione, ma meno, perché quasi tutti i dentisti veri lavorano nella capitale Luanda.
Il resto della popolazione è affidato a tecnici russi e cubani, arrivati e rimasti dall'epoca immediatamente postcoloniale, e, più di recente, angolani, formati presso una scuola di Luanda, che ne diploma una decina l'anno.
Non esiste una facoltà di odontoiatria ed i medici che si laureano all'Università Agostinho Neto non hanno nessun insegnamento di odontoiatria nel loro corso.
Questo vuol dire che non solo nessuno è in grado di riconoscere un cancro, ma che nessuno è in grado di curate un dente in forma corretta.
Scoperta questa realtà, ho costituito la Fondazione Angola, di diritto italiano e regolarmente riconosciuta come Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS).
Il suo fine è insegnare a curare i denti, creando una scuola prima ed una vera Facoltà di Odontoiatria poi, e, prima ancora, sostenendo programmi di educazione e prevenzione delle malattie della bocca: se non c'è nessuno in grado di curare, cerchiamo almeno di fare ammalare il meno possibile.
Nel frattempo, frattempo lungo perché ogni iniziativa deve essere vagliata e approvata a diversi livelli, ministeriali e parlamentari, aiutiamo l'unica struttura italiana che offra un servizio odontoiatrico a Luanda: l'Ospedale della Divina Provvidenza, filiazione dell'Unione Medici Missionari Italiani.
Il cammino è lungo, ma anche la marcia più lunga inizia con un piccolo passo.
Muoviamo insieme i primi passi, in Africa e in Italia, sapendo che la causa è giusta e siamo gli unici che vogliano farlo.
Dai ciò che puoi. Perché l'Angola sorrida.

Luigi Omiccioli

 

 Perché l’Angola sorrida

Siamo tutti angolani

angola-sfondo-273x300In un mondo, il nostro, che veste jeans rumeni e magliette boliviane, gioca con palloni pachistani, mangia mango e papaia e sembra non poter fare a meno di tutti, ma proprio tutti, i prodotti cinesi, la globalizzazione non bisogna spiegarla: la vive.
Di essa, però, non possiamo solo cogliere i frutti che ci convengono ed ignorare l'ambiente che li ha generati: come per i frutti della terra, non possiamo apprezzarne forma, colore, sapore e trascurare quali prodotti chimici li abbiano resi tali.
Lo stesso vale, e deve valere, per la nostra sensibilità sociale.
Non possiamo, noi pazienti, lasciare uno studio medico o dentistico, dove abbiamo utilizzato le tecnologie più moderne ed ottenuto le cure più attente, senza neanche un pensiero per coloro che neppure possono immaginare la nostra condizione.
Né possiamo farlo noi, professionisti della salute.
Per questo è nata la Fondazione Angola ONLUS (www.angolaonlus.org).
La Fondazione Angola ONLUS ha solo un progetto da seguire ed opera in un unico paese: l'Angola.
Il suo progetto è, insegnando e curando, migliorare il peggiore rapporto al mondo dentista/pazienti: 1/1.000.000. In lettere, se la mente non ha creduto all'occhio, un dentista ogni milione di abitanti.
Avvicinandosi la stagione della dichiarazione IRPEF ed avendo il Ministero delle Finanze ammessa la nostra Fondazione alla contribuzione del 5 per mille, rammentiamo il suo codice fiscale, che coincide con la partita IVA:
095 5373 1002.
Inserendola nelle apposite caselle e firmando sulla linea tratteggiata, nello spazio riservato a questo scopo su tutti i modelli utilizzabili per la dichiarazione dei redditi, lei non avrà nessun aggravio e i nostri assistiti un sollievo immenso.
Grazie di cuore.

Luigi Omiccioli

 Perché l’Angola sorrida

Il Natale della Fondazione

La soluzione era Schweitzer. Albert Schweitzer.
Mi riferisco alla frase di chiusura della precedente News Letter: “Dedica un po’ di tempo al tuo prossimo. Ricorda che non vivi in un mondo solo tuo. Ci sono anche i tuoi fratelli”.
In questo spirito, proseguo nella mia opera di sostegno della Fondazione Angola ONLUS. Alla mia famiglia continuo a chiedere scusa per il minor tempo passato in casa, e spero mi comprendano anche gli amici e pazienti che hanno visto posticipare di qualche giorno un loro appuntamento.
Quando si deve far rotolare un macigno, e lo sa Sisifo, lo sforzo maggiore è smuoverlo, anche di pochi centimetri: si deve combattere contro l’inerzia. Quella del macigno e la propria. Il macigno fa la sua parte naturale, rimanendo fermo, mentre l’autore, di fronte agli imprevisti, viene infastidito dal tarlo del “ma chi me lo fa fare?”.
La risposta la conosco, ma resta il problema. Dove il problema non è raccogliere e distribuire, idee, mezzi e aiuti, ma convincere i fratelli di chi deve ricevere a ricevere.
Questa non è certo una situazione esclusiva dell’Angola, ed anzi posso solo testimoniare di avere incontrato collaborazione, cortesia e comprensione a tutti i livelli, dal nostro Ambasciatore a Luanda, Dr. Torquato Cardilli, a Jonas, usciere al Ministero dell’Istruzione a Luanda.
Mi riferisco alla difficoltà di doversi confrontare ogni giorno con una burocrazia sconosciuta, ma tanto latina e tanto simile a quella di casa nostra. Solo che non ne conosci le regole, non c’è una guida per impararle e vale solo l’esperienza. Da conseguire sul campo.
Un esempio? Pronto.
Per cominciare ad operare, la nostra Fondazione Angola ONLUS, di diritto italiano, deve aprire una filiale in Angola.
Questo vuol dire, prima di cominciare, compiere i seguenti passi:

  1. tradurre in portoghese lo Statuto della Fondazione;
  2. il traduttore deve recarsi presso un Tribunale italiano ed asseverare la traduzione di fronte ad un funzionario;
  3. il Presidente del Tribunale deve apporre l’Apostille, riconoscendo la firma del proprio funzionario;
  4. la traduzione deve essere presentata al Consolato dell’Angola a Roma per ottenere il riconoscimento dell’Apostille;
  5. in Angola, occorre far riconoscere, presso l’Ufficio Protocollo del Ministero degli Affari Esteri, la firma di chi, al Consolato dell’Angola in Italia, ha effettuato il riconoscimento dell’Apostille;
  6. recarsi da un notaio a Luanda per ottenere la certificazione della corrispondenza dello Statuto, visto al Consolato di Roma, con il testo da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale dell’Angola;
  7. pubblicare lo Statuto della Fondazione sulla Gazzetta Ufficiale: il costo è di circa 200 kz per ogni rigo di testo, ma non si sa quante battute possa contenere ogni rigo, né quale corpo di carattere sia accettato;
  8.  rivolgersi al Ministero o ai Ministeri corrispondenti all’oggetto dell’Organizzazione per ottenere una dichiarazione di collaborazione (declaração de parceria);
  9. inoltrare domanda al Ministero della Giustizia per ottenere il riconoscimento dell’Organizzazione in Angola, allegando i seguenti documenti:
  10. certificato attestante i poteri di chi presenta la domanda;
  11. copia autenticata dello Statuto della Fondazione;
  12. dichiarazione di collaborazione dei Ministeri corrispondenti all’oggetto dello Statuto;
  13. inviare una comunicazione al Ministero degli Affari Esteri dell’avvenuta presentazione della domanda, con tre copie della documentazione già inviata al Ministero della Giustizia.
    Con tanta pazienza.

Rinunciando ad ogni confort, per non sottrarre fondi al patrimonio da destinare alle opere da realizzare. Viaggiando con i propri chili di troppo in economica e, in città, in super economica, nei pulmini dei candongueiros, premuti in venti, dove i posti a sedere sono per dodici. A 50 cent di euro a tratta. Riscaldamento incluso.
Per saperne di più, su ciò che abbiamo fatto, stiamo facendo e ci proponiamo di fare, si può cercare su internet il sitowww.angolaonlus.org, o chiedere notizie ad una delle segretarie degli studi: sanno tutto e stanno facendo meraviglie.
Al di là delle donazioni (benvenute!), cerco compagni di viaggio.

Luigi Omiccioli

 Perché l’Angola sorrida

Dente per dente

dente_x_dente_01Mi è venuto in mente un titolo biblico (il famoso dente per dente, fratello dell’occhio per occhio), ma era tanto minaccioso, nel senso che gli attribuiamo nel nostro parlare quotidiano, che non ho avuto il coraggio di scriverlo e l’ho affidato, piuttosto, ad un piccolo rebus.
I due denti qui sopra non sono per niente minacciosi, ed anzi sorridono a se stessi e al lettore: sono la testimonianza di un’operazione di amore.
Preferisco il termine operazione di amore all’inglese charity, la nostra carità, all’italiano beneficenza e al burocratese “Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale” che la legge italiana mi ha imposto di associare al nome della Fondazione Angola.
Le parole “carità” e “beneficenza” hanno un’origine nobile, ma l’uso le ha connotate di un significato negativo per la persona oggetto delle medesime: ho negli occhi l’immagine, anche fisica, di chi fa la carità ritto in piedi e di chi la riceve accovacciato in basso.
Nella nostra operazione di amore, invece, i due denti sono esattamente sullo stesso piano e allo stesso livello: l’uno sorride all’altro e nessuno può distinguere quello che riceve da quello che dà. Come è giusto che sia: entrambi danno ed entrambi ricevono allo stesso tempo.
I due denti allegri sono la testimonianza dell’ultima iniziativa della Fondazione Angola.
La Fondazione Angola nasce per creare in quella nazione il senso della salute della bocca.
Non si tratta di aiutare a migliorare una situazione, ma di rivelare a un popolo che esiste un “problema salute” e deve essere risolto.
Quindici dentisti veri per quindici milioni di abitanti, tanti quanti vivono in Angola, nascondono una situazione ancora peggiore di quanto mostrino le statistiche: non vogliono dire un dentista ogni milione di abitanti (già di per sé una proporzione difficilmente immaginabile e al di fuori della portata della nostra capacità di raffigurazione e di comprensione), ma ancora meno, perché la maggioranza di essi vive e lavora nella capitale, a Luanda, e non nello sconfinato interno, grande quattro volte l’Italia.
Quindici dentisti in tutto vogliono dire che milioni e milioni di persone passeranno tutta la loro vita senza la possibilità di incontrare un dentista. Non perché stiano bene (è un falso mito che i denti degli africani siano più resistenti di quelli degli europei), ma perché non esistono i dentisti che possano curarli.
Nell’interno e nelle città meno importanti si incontrano alcuni tecnici e alcuni praticoni, ma la loro preparazione è insufficiente e, direi, addirittura inferiore a quella dei famosi stregoni, che peraltro non esistono più.
Riflettiamo su questo dato e ricordiamo che per un ascesso a un dente si può morire, così come si può morire per un’appendice in cancrena non rimossa in tempo.
Tutto questo ha scosso la mia sensibilità, di uomo e di dentista, ed è all’origine della Fondazione Angola.
La Fondazione si è costituita secondo la vigente legislazione italiana il 18 giugno 2007, ma è già operativa in Angola, come si può vedere sul sito www.angolaonlus.org.
Nelle prossime news letter renderemo conto della nostra attività, che garantiamo fin d’ora vivace e ricca di iniziative.
Per il momento vi lascio con una frase d’autore senza autore: “Dedica un po’ di tempo al tuo prossimo. Ricorda che non vivi in un mondo solo tuo. Ci sono anche i tuoi fratelli”.
Il nome dell’autore lo conosco, ma me lo tengo per il numero di Natale.

Luigi Omiccioli

 Perché l’Angola sorrida

Solo l’impossibile

Me ne andavo di buon passo, attraversando la stazione di Paddington, a Londra.
Era il penultimo giorno d’inverno, il 19 marzo, San Giuseppe, il mio santo patrono di scorta. In un pazzo giorno di tempo “variabile” si erano succeduti, ed alternati, sole, neve, grandine, pioggia.
Acqua e stravento avevano appena superato le difese del mio pur generoso ombrello inglese.
Una ragazza mi porse un cartoncino e lo infilai, senza leggerlo, in una tasca della giacca.
L’ho ritrovato questa mattina, stirato e sfuggito ai controlli domestici.
Da un lato ricordava i sessant’anni (toh, come i miei) di un’associazione per la difesa delle arti, dall’altra riportava la frase only the impossible is worth the effort, solo l’impossibile vale la pena. A cosa servono le coincidenze?
A rafforzarci nel convincimento. Le sentiamo positive se abbiamo già deciso per il sì, negative se ci attanagliano dubbio, incertezza, paura.
Per me, che stavo andando dal notaio per firmare l’atto costitutivo della Fondazione Angola, l’ultima mia pazza idea, è stato un segnale positivo, un “forza, vai avanti!”.
Cos’altro pensare se non ad una missione impossibile, quando ci si trova davanti ad una nazione di quindici milioni di persone affidate a quindici dentisti e ci si mette in testa che si può fare qualcosa per cambiare la situazione?
Questo, in un rigo, il progetto e lo scopo della Fondazione Angola: fare qualcosa. 35 anni alla poltrona da dentista mi hanno insegnato quanto un piccolo gesto possa risolvere una vera sofferenza, una parola ferma indirizzare un comportamento per una vita più salutare.
È ora che io lo comunichi ad altri, ed altri lo dicano ad altri ancora.
Per i risultati parlerà il tempo: per ora lavoro con l’Ospedale Divina Provvidenza di Luanda. Sarà un’altra coincidenza, ma il nome promette bene.

Luigi Omiccioli

Nota personale
Questo articolo era contenuto nel portatile Sony Vaio da me dimenticato il 28 marzo sull’autobus che collegava l’aereo al terminal A di Fiumicino, durante il mio viaggio Genova, Roma, Lisbona, Luanda.
Accortomi pochi minuti dopo dell’accaduto, ho prima richiesto un controllo sull’autobus e poi eseguita una ricerca al deposito oggetti smarriti, sia personalmente che tramite la polizia. Il tutto con risultato negativo. Il 10 aprile ho deciso di tentare un’ultima volta.
Il mio computer mi stava aspettando e mi è stato restituito. Coincidenza o provvidenza?

 Perché l’Angola sorrida

“O bicho comeu o meu dente”

“L’animaletto mi ha mangiato il dente!” disse subito il mio autista quando seppe che ero dentista e a Luanda per il Congresso Internazionale.
Un parlare comune, che ben si adatta alla situazione dell’odontoiatria in Angola.
La cartina della pagina precedente, tratta da Worldmapper, mostra ciascuna nazione non in base alla superficie reale, ma al numero dei dentisti che vi lavorano.
Stati Uniti, Brasile e Cina sono facilmente riconoscibili perché il numero dei dentisti che vi lavorano è proporzionato all’estensione del loro territorio; l’Italia sembra uscita da un allevamento intensivo (il numero eccede in modo sproporzionato la sua superficie e le sue necessità); l’Africa è ridotta ad uno stuzzicadenti.
Infatti stuzzica una situazione odontoiatrica che mostra in molti paesi africani la proporzione di un dentista ogni 100.000 abitanti (l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica in 1 a 1.500 il rapporto ideale), ma arriva ad uno ogni milione in Angola.
L’Angola è il punto zero, o lo zero assoluto, dell’odontoiatria al mondo. Nessuna nazione di questo nostro pianeta ha una situazione peggiore.
Drammatico! Scappiamo. Eccitante! Andiamoci.
L’eterna lotta, in tutte le occasioni, fra il pessimista e l’ottimista (l’indifferente non è contemplato) è gia stata vinta da un pezzo dall’ottimista che è in me e la sfida dell’Angola è una sfida in più, ma non diversa da quelle che la vita propone a tutti noi dalla nascita in poi.
Se si può fare qualcosa per l’Angola, facciamola. Le forze ci sono ancora, le idee e la capacità di organizzazione non mancano, il tempo si trova (tagliando un po’ le mie vacanze, ma non a scapito dei miei pazienti-amici in Italia e a Londra). Nasce da questo input la “Fondazione Angola”.
Un pugno di amici dentisti ed ecco nata la nostra “Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale”.
Per la storia, Italia ed Angola vantano da secoli rapporti privilegiati e ad un italiano, Padre Giacinto da Vetralla, si deve la prima grammatica di kikongo, la lingua indigena.
I portoghesi iniziarono nel secolo XVI la colonizzazione e la cristianizzazione dei regni africani del Congo e del Ndongo (dalla parola “re” in lingua locale, “ngola”, deriva l’attuale nome di Angola dato al secondo), ma le popolazioni locali non accettarono di buon grado la prima e videro nella seconda la possibilità di ricorrere al Vaticano in funzione antiportoghese. Per questo venne richiesto al Papa, fin dal 1618, l’invio in quei regni di missionari di nazionalità non portoghese.
Solo nel 1640, un altro Papa, Urbano VIII, aderì alle reiterate richieste ed accettò di inviare, attraverso la Congregazione De Propaganda Fide, quattro Padri Cappuccini italiani. Furono però necessari altri cinque anni per vedere il loro arrivo a Pinda, il 25 maggio 1645.
Era l’inizio della Missio Antiqua, che durerà fino al 1835, quando l’abolizione degli ordini religiosi in Portogallo ne segnò la fine in Angola. I Cappuccini sono tornati in Angola nel 1948, dando inizio alla Missio Nova.
Ai fini amministrativi, essi costituiscono la sottoprovincia di Angola, che dipende dalla Provincia Cappuccina del Veneto. Un altro dei tanti legami con l’Italia.
Per la geografia, l’Angola è un paese africano situato sotto l’equatore, a cavallo del tropico del Capricorno: è grande quattro volte l’Italia, ma la sua popolazione è solo un quarto di quella italiana, e per un terzo concentrata nella capitale Luanda. Per chi non è forte con le frazioni, diremo che la superficie è oltre 1.200.000 chilometri quadrati per circa 15.000.000 di persone, delle quali quasi 5 milioni nella capitale Luanda.
Questo è il risultato di una situazione di instabilità seguita all’indipendenza dal Portogallo (1975) e a circa trent’anni di guerra civile. Ora il paese è pacificato, ma vive le conseguenze della sua storia recente.
Solo per un esempio, Luanda ha decuplicato in soli tre anni la sua popolazione, ma le sue strutture sono in corso di adeguamento: tre o quattro ore in macchina per percorrere una diecina di chilometri sono la norma dal lunedì al venerdì.
La situazione sanitaria non può essere diversa. Da venticinque anni funziona a Luanda l’Ospedale della Divina Provvidenza, fondato ed amministrato dalla Unione Medico Missionaria Italiana: questa, nata nel 1933 da un’intuizione di Padre Diodato Desenzani, amico e collaboratore di San Giovanni Calabria, opera in Africa (Angola, Sierra Leone, Zambia), America meridionale (Brasile e Paraguay) e Asia (India).
L’ospedale della Divina Provvidenza è l’unica struttura ospedaliera privata riconosciuta dalle autorità angolane e gode di grande prestigio presso tutti i livelli della popolazione.
Situato nel quartiere di Palanca II (il palanca è l’animale simbolo dell’Angola), comprende l’ospedale propriamente detto ed una serie di “posti di salute” sparsi sul territorio con la funzione di pronto soccorso.
Nell’Ospedale funziona anche un reparto di odontoiatria, e ad esso la nostra Fondazione ha deciso di rivolgersi per iniziare la propria attività, con un primo apporto di macchinari e strumentario fin dal mese di marzo di quest’anno.
La tappa successiva, già programmata ed anzi in via di realizzazione, sarà istituire un corso di odontoiatria riservato ai medici angolani, pochi (1 ogni 10.000 abitanti), ma preparati e volenterosi.
Una facoltà di odontoiatria appartiene al futuro lontano, ma anche la marcia più lunga inizia con un piccolo passo.
L’Angola è terra per il volontariato, non per risolvere il problema del soprannumero di medici e dentisti che abbiamo in Italia: 1.000 euro sono lo stipendio mensile della più alta carica della sanità pubblica in quel paese, un punto di arrivo che nessun professionista europeo accetterebbe neanche come retribuzione di partenza, e soprattutto in un estero disagiato.
L’intervento sanitario e didattico proposto dalla Fondazione Angola è originale e mirato: non esistono iniziative analoghe o comparabili di altre nazioni. Curare è sempre, per il medico e il dentista, un momento di grande soddisfazione: non si è per caso, ma per convinzione, medici e dentisti.
Quando però il proprio lavoro assume la caratteristica dell’unicità, la soddisfazione aumenta le forze e stimola nuove iniziative. Per mio conto, ho ottenuto il riconoscimento dei miei diplomi accademici presso la Facoltà di Medicina dell’Università Agostinho Neto di Luanda e chiesta l’iscrizione anche presso il locale Ordine dei Medici, per lavorare lì, alla pari e a pieno titolo, durante i miei futuri soggiorni.
I primi mezzi per sostenere la Fondazione Angola sono stati trovati in famiglia e fra amici, collaboratori, fornitori, ma qualsiasi sostegno, e non solo materiale, è apprezzato e benvenuto. 3 euro sono sufficienti per acquistare uno specchietto. Riflettiamoci.

 Perché l’Angola sorrida

Relazione sulla situazione odontoiatrica in Angola 2007

INSEGNAMENTO

Nella Repubblica dell’Angola esiste solo una Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università Agostinho Neto a Luanda: il corso di laurea ha una durata di cinque anni più un periodo di pratica di un anno (VI anno).
Il corso, pur ben strutturato, non prevede al momento l’insegnamento di odontoiatria.
Non esiste una Facoltà di Odontoiatria.
L’unico insegnamento che faccia riferimento a studi sulla bocca e sui denti è tenuto presso l’ISPRA: si tratta di una scuola privata (ISPRA è acronimo di Istituto Superiore Privato dell’Angola) diretta dal Dr. Carlos Alberto Pinto de Souza e localizzata nell’area della Fiera Internazionale di Luanda (FILDA).
Detto corso è strutturato su un biennio propedeutico e comune ad altri insegnamenti e un triennio specifico.
L’Istituto possiede un laboratorio di odontotecnica e cinque poltrone odontoiatriche.
L’insegnamento non può essere paragonato ad un corso universitario, ma piuttosto ad un istituto professionale per tecnici di laboratorio.
I diplomati ricevono la qualifica di “odontologo” e tale nome può facilmente generare incomprensione e sovrapposizione con i termini di dentista e odontoiatra.
Gli unici, pochissimi, dentisti a pieno titolo che esercitano (circa 20) si sono formati all’estero, laureandosi in odontoiatria o specializzandosi in odontostomatologia, se laureati in medicina.

ORDINAMENTO PROFESSIONALE

Esiste un Ordine dei Medici dell’Angola ed annovera circa 1800 medici.
Ha sede a Luanda, in una struttura impeccabile e con personale molto efficiente: lo dirige con grande professionalità ed apertura il Dr. João Bastos. A lui si deve l’organizzazione dei Congressi Internazionali di Medicina, che aprono alle relazioni internazionali ed offrono a tutti i medici, e non solo quelli che possono recarsi all’estero, gli aggiornamenti necessari all’esercizio della professione.

Il III Congresso Internazionale, conclusosi il giorno 26 gennaio 2007, ha visto la partecipazione di oratori e medici provenienti da diverse nazioni, anche se  in prevalenza lusofone (Portogallo, Brasile, Capo Verde).
Il 26 gennaio è proclamato "Giorno del Medico".
Non esiste un Ordine dei Dentisti.
È in progetto costituire un Albo dei Dentisti, collegato all'Ordine dei Medici, ma vi è il rischio che, per insufficienza di professionisti di preparazione universitaria, possa aprire le porte anche ai tecnici di odontoiatria, creando  commistioni dannose per il futuro.
Le poche unità di dentisti di formazione universitaria sono infatti destinate a soccombere alle decine di tecnici che si formano ogni anno e alla fine, solo per la forza dei numeri, sarebbero loro a governarlo e a tracciarne le direttive. A tutto danno della salute pubblica.

SITUAZIONE SANITARIA ODONTOIATRICA 

Secondo le statistiche pubblicate da World Mapper, la Repubblica dell’Angola ha la peggiore situazione odontoiatrica al mondo.
I quasi unici dentisti di formazione universitaria, i tecnici diplomati dall'ISPRA ed i tecnici ancora operanti inviati negli anni passati dalla cooperazione internazionale (soprattutto cubana) sono impotenti di fronte ai numeri, al punto di potersi affermare che in pratica non esiste assistenza odontoiatrica in Angola.
Secondo le statistiche internazionali, per provvedere alla salute odontoiatrica nella Repubblica dell’Angola sarebbero necessari 10.000 dentisti.
Non è neppure concepibile formare tanti professionisti in un numero ragionevole di anni e pertanto ricade sui medici oggi presenti l'onere della tutela della salute.
Per altro, la bassa retribuzione che il servizio sanitario pubblico può offrire, a fronte dell'alto costo della vita in Angola, non rende praticabile cercare sul mercato internazionale dentisti non angolani formatisi all'estero.

CONFRONTO ITALIA – ANGOLA 

In Italia fino al 1980 non esisteva una Facoltà di Odontoiatria ed i dentisti veri (escludendo i tecnici che esercitavano abusivamente) erano medici specializzati in odontoiatria.
Tuttavia tutti i medici, per laurearsi in medicina, dovevano superare un esame di odontoiatria. Questo non garantiva che i medici sapessero curare o estrarre i denti, ma almeno che potessero individuare i casi più eclatanti ed indirizzare i pazienti per le cure adeguate.
L'assenza di un insegnamento di odontoiatria nel piano di studi della Facoltà di Medicina Agostinho Neto impedisce questa possibilità.
Un tecnico di odontoiatria potrà pure costruire una protesi senza i consigli di un dentista laureato, ma saprà individuare un carcinoma?

CORSO DI ODONTOIATRIA

Stante la situazione attuale, appare necessario istituire un corso di odontoiatria o presso l'Università, sua sede naturale, o presso l'Ordine dei Medici.
La durata non dovrebbe essere inferiore a 400 ore.
Può essere istituzionalizzato sotto forma di semestre per gli studenti di medicina o come seminario per i medici di due giorni (sabato/domenica) da tenersi una volta il mese per quattro/cinque mesi.

CAMPAGNE DI PREVENZIONE 

Tutti gli sforzi possibili, pur necessari, appaiono comunque insufficienti a garantire cure odontoiatriche adeguate per molti anni a venire.
Pertanto, si dovrà cercare di ridurre la domanda di cure odontoiatriche dando ampio sostegno a massicce campagne di prevenzione e coinvolgendo in esse personale paramedico ed insegnanti.
La giovane età della popolazione angolana rende la scuola un veicolo essenziale di queste campagne.
D'altro lato, informazioni fornite nelle maternità possono indirizzare i genitori ad una corretta alimentazione dei lattanti e dei bambini.

COSA PUÒ FARE ANGOLA ONLUS

La fondazione Angola può collaborare ai progetti indicati in vari modi, fra i quali:
– fornire insegnanti per i corsi universitari e i seminari;
– collaborare alla stesura di un libro di testo;
– produrre materiale didattico per le scuole, ospedali, maternità;
– produrre DVD didattici;
– fornire assistenza per la realizzazioni di programmi televisivi

 Perché l’Angola sorrida